Crisi d’ansia istruzioni per l’uso

Spesso in terapia incontro persone preoccupate di non sapere cosa fare o come aiutare una persona che sta avendo una crisi d’ansia o un attacco di panico. Il loro è un forte allarme, anche e soprattutto perché l’ansia è contagiosa e quindi la tendenza nella persona che presta soccorso è quella di fare “troppo” e “troppo velocemente” perché tutto “passi” il più in fretta possibile.

Una crisi d’ansia è un sintomo, così come lo è l’attacco di panico, di qualcosa che non va ma non sta mettendo in pericolo di vita la persona che ne sta facendo esperienza.

Detto questo vi suggerisco alcune semplici indicazioni da utilizzare nel caso vi trovaste a prestare aiuto ad una persona che sta affrontando questo tipo di difficoltà.

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Per sostenere una persona che sta attraversando una crisi d’ansia o un attacco di panico è importante:

  • cercare di rendere l’ambiente intorno a lei il più familiare possibile (chiamare un’amica, allontanare persone poco conosciute)‏
  • aiutarla a ricollegarsi alla realtà (con un contatto visivo, incoraggiandola a descrivere le cose intorno a lei se riesce a parlare)‏
  • aiutarla a ritrovare un giusto ritmo respiratorio attraverso alcuni esercizi di espirazione (trattenere il respiro, farla respirare in un sacchetto di carta, farla sdraiare per terra a pancia in giù)‏
  • Aiutarla a sentire il proprio corpo e l’ambiente intorno a sé (muovere i piedi su e giù, massaggiare i polpacci, stringere le mani)

    Chi aiuta una persona in panico deve ricordare che:

    • ogni episodio d’ansia o di panico ha un inizio e una fine
    • la persona ha bisogno di essere guidata anche nelle cose più scontante perchè è proprio di quelle che ha perso il controllo (come il respiro)
    • la persona sta male, ma non sta morendo.

Finché respiro, spero –  Dum Spiro, spero (Cicerone)

 

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Il panico è il lungo dove l’indicibile acquisisce un senso

La maggior parte delle persone descrive la crisi d’ansia o l’attacco di panico come la perdita improvvisa del controllo su ciò che viene considerato scontato e abituale.

Il respiro viene a mancare, le gambe tremano, si avverte un senso di disorientamento e l’ambiente diventa pericoloso, minaccioso e ostile.

Questo insieme di sensazioni inaspettate e apparentemente inspiegabili gettano l’individuo nel terrore panico.

L’esperienza che la persona sta vivendo è nuova, anche se può non sembrarlo, e le risorse necessarie per affrontarla sembrano in quel momento scomparse o inaccessibili.

Ciò che sente è solo paura senza spiegazione.

Quello che succede è che la persona avverte in modo improvviso e inconsapevole l’impossibilità di fidarsi di sè e di ciò che lo circonda.

Come mai accade questo?

Una delle ipotesi più accreditata è che alla base della crisi d’ansia e dell’attacco di panico ci sia un’esperienza traumatica che però non ha trovato, nel suo tempo, il modo per essere vissuta.

E’ stata sepolta, negata per difesa dalla persona che l’ha vissuta e viene riattivata dalla situazione presente.

Il panico quindi, per quanto doloroso e spiacevole, da un senso e permette anche all’indicibile di essere espresso.

Attraverso il lavoro di traduzione di senso dell’attacco di panico e della crisi d’ansia anche l’esperienza traumatica può essere infine narrata e quindi trasformata in ricordo, in memoria dolorosa che però può essere respirata e infine metabolizzata.

 

 

Parole per descrivere emozioni sconosciute

Per ritrovare il respiro quando gli eventi della vita fanno serrare la gola e piegare le ginocchia è necessario trovare le parole adatte per descrivere ciò di cui si sta facendo esperienza. L’ansia e il panico sono quasi sempre eventi inaspettati. Spesso mi sento dire “non pensavo che mi sarei sentita così”, oppure ancora “non capisco cosa mi sta succedendo”. Trovare uno spazio sicuro e calmo aiuta a guardare al caos per trovargli un senso e, in questa sua narrazione, le risorse che ogni persona ha per passarci attraverso, anche con dolore, ma senza terrore.

Cominciare a giocare con le parole, inventarne di nuove, come racconta John Koenig in questo TED, è un buon modo per dare la possibilità a qualunque esperienza di essere raccontata.

Come proteggere i figli dopo un terremoto

Direttamente dal Blog di Save the Children alcune utili indicazioni per mamme, papà, nonni, nonne, zii, zie e altri ancora che, oltre a fare i conti con la propria tragica esperienza, devono continuare ad accudire e confortare i bambini che ne sono state vittime.

http://blog.savethechildren.it/come-proteggere-i-propri-figli-dopo-un-terremoto/

 

Connessi, ma soli? Adolescenti e social network. Parliamone ancora

II Incontro giovedì 23 giugno ore 18-20

Diversamente dai loro genitori i ragazzi di oggi sono cresciuti con Internet e questo spesso rende agli adulti difficile comprendere ciò che strumenti come i social network rappresentano per gli adolescenti.

Il vasto mondo del web è uno strumento di conoscenza, ma come si può riconoscere il confine tra un giusto utilizzo, uno eccessivo e un pericolo di dipendenza e alienazione emotiva? Quali sono gli indicatori di comportamento utili per riconoscere se il proprio figlio si sta nascondendo dietro l’illusione di connessioni solo virtuali o se sta semplicemente usando gli strumenti del suo tempo per creare relazioni?

Informazioni monica.burato@gmail.com

Prenotazioni Corpo e Psiche 0632650598

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Sabbiere-mondi di realtà immaginate

Nell’età che va dai due ai quattro anni i bambini si dedicano con particolare piacere all’attività del gioco della sabbia perché questo materiale per le sue caratteristiche strutturali è dotato di una spiccata plasticità e morbidezza.

La sabbia umida si può impastare e modellare, aggiungendo l’acqua può diventare liquida, se asciutta può scorrere fra le dita incantando gli occhi e i sensi. Ogni azione fatta con le mani, piccola e delicata o forte e aggressiva, trova in questo materiale un’immediata risposta che è caratteristica fondamentale per interessare i bambini di questa età.

Ecco allora che semplici cassette riempite di sabbia diventano per il bambino un’opportunità di sviluppo sensomotorio importate e divertente, attraverso uno spazio dentro il quale esprimere la propria creatività costruendo giochi, quadri e tanti mondi fantastici.

Questo laboratorio farà “assaggiare” ai vostri bambini il gioco con la sabbia. I più piccoli probabilmente l’assaggeranno per davvero, ma non vi preoccupate la sabbia non è tossica!

sabbiera.jpgBuon divertimento

 

 

Parliamo ancora di Adolescenza

Come è noto a tutti, sia nel ricordo della propria adolescenza quanto nello sperimentarsi nel difficile ruolo di genitore, l’adolescenza è una fase caratterizzata da rapidissimi e sconvolgenti cambiamenti corporei, psichici e relazionali.

Sentimenti accompagnati da emozioni intensissime, “cotte” furiose, mutamenti repentini di idee, aspirazioni, ideali, entusiasmi, disillusioni, crolli emotivi e paure si affacciano improvvisamente nel mondo psichico, calamitandone i contenuti.

La possibilità di mantenere, attraverso una flessibilità, la saldezza del giovane adolescente nell’attraversare questi mari in burrasca è legata alla presenza di “argini emotivi”.

I genitori possono incontrare delle difficoltà in questo ruolo di argine e sentirsi disorientati e soli nel portare avanti il loro ruolo educativo in cui le domande si sommano e le risposte spesso latitano.

Proviamo a fornire alcune di queste risposte con un incontro sull’Adolescenza  promosso dallo studio Corpo e Psiche

L’incontro è destinato ad adulti e ragazzi.

http://www.corpoepsiche.com

 

 

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Parliamo di bullismo

Eppur si Muove promuove un incontro rivolto a genitori e insegnanti per parlare di bullismo e per condividere paure, dubbi e modalità di intervento sul tema del bullismo nei mondi reali e virtuali dei ragazzi oggi.
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