Il panico è il lungo dove l’indicibile acquisisce un senso

La maggior parte delle persone descrive la crisi d’ansia o l’attacco di panico come la perdita improvvisa del controllo su ciò che viene considerato scontato e abituale.

Il respiro viene a mancare, le gambe tremano, si avverte un senso di disorientamento e l’ambiente diventa pericoloso, minaccioso e ostile.

Questo insieme di sensazioni inaspettate e apparentemente inspiegabili gettano l’individuo nel terrore panico.

L’esperienza che la persona sta vivendo è nuova, anche se può non sembrarlo, e le risorse necessarie per affrontarla sembrano in quel momento scomparse o inaccessibili.

Ciò che sente è solo paura senza spiegazione.

Quello che succede è che la persona avverte in modo improvviso e inconsapevole l’impossibilità di fidarsi di sè e di ciò che lo circonda.

Come mai accade questo?

Una delle ipotesi più accreditata è che alla base della crisi d’ansia e dell’attacco di panico ci sia un’esperienza traumatica che però non ha trovato, nel suo tempo, il modo per essere vissuta.

E’ stata sepolta, negata per difesa dalla persona che l’ha vissuta e viene riattivata dalla situazione presente.

Il panico quindi, per quanto doloroso e spiacevole, da un senso e permette anche all’indicibile di essere espresso.

Attraverso il lavoro di traduzione di senso dell’attacco di panico e della crisi d’ansia anche l’esperienza traumatica può essere infine narrata e quindi trasformata in ricordo, in memoria dolorosa che però può essere respirata e infine metabolizzata.

 

 

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Parole per descrivere emozioni sconosciute

Per ritrovare il respiro quando gli eventi della vita fanno serrare la gola e piegare le ginocchia è necessario trovare le parole adatte per descrivere ciò di cui si sta facendo esperienza. L’ansia e il panico sono quasi sempre eventi inaspettati. Spesso mi sento dire “non pensavo che mi sarei sentita così”, oppure ancora “non capisco cosa mi sta succedendo”. Trovare uno spazio sicuro e calmo aiuta a guardare al caos per trovargli un senso e, in questa sua narrazione, le risorse che ogni persona ha per passarci attraverso, anche con dolore, ma senza terrore.

Cominciare a giocare con le parole, inventarne di nuove, come racconta John Koenig in questo TED, è un buon modo per dare la possibilità a qualunque esperienza di essere raccontata.

Parliamo ancora di Adolescenza

Come è noto a tutti, sia nel ricordo della propria adolescenza quanto nello sperimentarsi nel difficile ruolo di genitore, l’adolescenza è una fase caratterizzata da rapidissimi e sconvolgenti cambiamenti corporei, psichici e relazionali.

Sentimenti accompagnati da emozioni intensissime, “cotte” furiose, mutamenti repentini di idee, aspirazioni, ideali, entusiasmi, disillusioni, crolli emotivi e paure si affacciano improvvisamente nel mondo psichico, calamitandone i contenuti.

La possibilità di mantenere, attraverso una flessibilità, la saldezza del giovane adolescente nell’attraversare questi mari in burrasca è legata alla presenza di “argini emotivi”.

I genitori possono incontrare delle difficoltà in questo ruolo di argine e sentirsi disorientati e soli nel portare avanti il loro ruolo educativo in cui le domande si sommano e le risposte spesso latitano.

Proviamo a fornire alcune di queste risposte con un incontro sull’Adolescenza  promosso dallo studio Corpo e Psiche

L’incontro è destinato ad adulti e ragazzi.

http://www.corpoepsiche.com

 

 

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Parliamo di bullismo

Eppur si Muove promuove un incontro rivolto a genitori e insegnanti per parlare di bullismo e per condividere paure, dubbi e modalità di intervento sul tema del bullismo nei mondi reali e virtuali dei ragazzi oggi.
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